La campagna di Amazon per Natale unisce un prete e un Imam

Il Natale si avvicina, le luci si accendono, l’aria si raffredda, la prima neve compare sui tetti e.. le grandi aziende si sbizzarriscono in campagne di marketing!

Tra le tante che girano in rete, una in particolare era destinata a diventare virale: quella promossa da Amazon in occasione del Black Friday e delle festività natalizie, mandata online in Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania.

I protagonisti di questo spot sono due amici, un vicario e un Imam che, durante le festività natalizie, si incontrano per prendere un tè.

Una situazione quotidiana in cui i due amici parlano, si abbracciano, ridono e scherzano sui loro acciacchi. Dopo essersi separati, i due decidono di comprarsi un regalo a vicenda, rigorosamente tramite Amazon Prime; subito dopo, scoprono che il regalo acquistato è esattamente lo stesso per entrambi: delle ginocchiere per alleviare i dolori della preghiera sia musulmana che cristiana.

Lo spot ha riscosso un discreto successo online e il CEO di Amazon, Jeff Bezos, si è ritenuto molto orgoglioso della realizzazione e del messaggio della réclame, prodotta dall’agenzia londinese Joint. Per la campagna sono stati ingaggiati un vero prete e un vero Imam, entrambi operanti in Gran Bretagna, che secondo un’intervista rilasciata ad Al Jazeera avrebbero davvero stretto amicizia. Il colosso del commercio di elettronica si pone quindi in una posizione di contrasto rispetto al clima di esclusione e razzismo che dilaga nel mondo dopo la Brexit e dopo l’elezione di Trump.

Amazon sarà stato abbastanza emotional e avrà fatto breccia tra i consumatori in questa fase di acquisti pre-natalizia? Aspettiamo l’Epifania per dirlo ma..noi crediamo proprio di sì!

 

logo-expo-2015-italia

Expo 2015 e Social Media: cosa va bene e cosa va male

Expo_2015 logoSe ne sono dette e se ne stanno dicendo tante sull’EXPO 2015 di Milano. Come non menzionare gli scandali di corruzione ed i cronici ritardi nei lavori di realizzazione, fenomeno italiano che ci rende sicuramente famosi (tristemente) nel mondo, visto che anche Paesi in via di sviluppo e con un prestigio minore riescono a fare le cose nei tempi giusti. Non mancano nemmeno critiche sulla scelta degli sponsor:  una EXPO che dovrebbe “fare scuola” nel mondo, insegnando i valori dell’alimentazione Mediterranea, dell’enorme ricchezza e differenza dell’agroalimentare Italiano, e che dovrebbe gettare le basi per un futuro in cui l’alimentazione diventa più sicura e sostenibile, sia per il corpo, sia per l’ambiente, sia per la società, che ha come sponsor McDonald e Coca-Cola è una scelta un poco “particolare”. Non sono certo i campioni del Made in Italy, della salute e della produttività ecosostenibile…

Quello che però sicuramente sembra funzionare bene adesso è la strategia di Social Media dell’EXPO 2015: se ne parla poco, anzi pochissimo, non ha molto spazio sui media eppure è qualcosa sulla quale vale la pena spendere due parole. Una strategia con un team all’altezza della situazione, niente a che vedere con la figura di … rimediata dal Ministero del Turismo sul web con il lancio di “VeryBello” che pur dovendo promuovere l’Italia nel mondo in occasione dell’Expo è stato per mesi (tra le tante cose) senza una versione in un’altra lingua che non fosse l’Italiano (adesso è anche in inglese).

Per conoscere nei dettagli il Social Media Marketing di Expo esiste una pagina SocialMediaExpo2015 in cui si può conoscere tutta l’attività social in occasione dell’Expo: link ai documenti di SlideShare che il team pubblica, alle pagine social  (Facebook, Twitter, Pinterest), al social bookmarking su Delicious, un blog di riflessioni “non ufficiali” del Team, una gamification attraverso Tumblr,Twitter ed Instagram (e mi sorprendo che si usi Tumblr che in Italia usano veramente in pochi..)…e tanto altro. Insomma una pagina ben curata, intuitiva e di facile accesso con iniziative in linea con i tempi e con l’esigenza di innovare la comunicazione attraverso il web, un ottimo lavoro dunque.

Nei report e nelle pagine social si può misurare ogni risultato in termini di tweet, hashtag, followers ed engagement. Le cose vanno secondo le aspettative: l’80% dell’attenzione sui social viene dall’Italia ed il 20% dall’estero, così come sono le previsioni di visitatori dell’EXPO.

expo droneE qui parte il mio dubbio: mettendo a parte l’ottimo lavoro del team social, non è che chi ha organizzato le cose (tornando ad un tema toccato all’inizio dell’articolo) lo ha fatto come sempre “all’Italiana” cioè superficialmente e non ha pensato che con i social media si poteva raggiungere ben oltre del 20% di engagement dall’estero? L’EXPO non dovrebbe essere una occasione per internazionalizzare l’Italia e portare nel mondo una dose di SANA CULTURA E KNOW-HOW ITALIANO (almeno quello che ci resta) ? Perché quindi non puntare ad obiettivi più ambiziosi di dare una immagine compatta all’estero di un Paese che vuole uscire dalla decadenza e lanciarsi nel futuro con gli strumenti adatti (tra cui l’imprescindibile web?).

Insomma se pensiamo che anche i rispettivi Paesi partecipanti faranno il loro lavoro in casa per portare connazionali a visitare i loro stand a quello che dovrebbe essere l’evento più importante dell’anno nel Pianeta,  una strategia social molto più internazionale, o forse più strategie social (c’è da dire che esiste una pagina Facebook global in Inglese) mirate in diverse lingue ed aree del mondo,  avrebbero portato ad una diffusione migliore del brand “EXPO” e di quello “Italia” nel mondo. Questa occasione irripetibile e gli strumenti potentissimi del Web, in effetti dovrebbero servire non solo a promuovere l’Italia e l’evento durante il periodo dell’Expo ma di gettare le basi per una reputazione internazionale che migliori con il tempo.

dubai 2020 social media

Insomma basti pensare che il primo report disponibile su Slideshare della campagna social media per Expo risale a giugno 2014, giusto un anno prima dell’Expo, mentre la campagna di social media marketing per Dubai 2020 è già iniziata nel 2012, e parte con l’ambizione di fare dell’evento il più “connesso ed interattivo della storia“. Giusto per fare due conti, la pagina su Facebook di Dubai2020 ha già qualche decina di migliaia di mi piace in più di quella di Expo2015, che sta per iniziare… Perché dobbiamo sempre sprecare le occasioni che gli altri sanno cogliere al volo?

P.S. ripeto, questa non è una colpa che attribuisco al team social, ma sopratutto a chi ha organizzato e diretto gli investimenti promozionali destinati all’evento.

scotland

Il referendum scozzese tradito dai social

Il Voto per l’Indipendenza della Scozia si è concluso. E si è concluso con un no. Tanti nostalgici Braveheart sono rimasti delusi e anche nel resto d’Europa tanti indipendentisti ed identitari piangono per l’occasione persa, anche se ovviamente quel 44% di Si all’Indipendenza mostra un fronte compatto di scozzesi indipendentisti che potrebbe continuare a lavorare nell’ombra per  aumentare il malcontento verso Londra e riproporre il voto tra una decina d’anni.scotland  costs of independence

A noi, risultato a parte, interessa questo referendum perché e forse il primo caso in cui un popolo tenta la via dell’autodeterminazione in un era in cui siamo tutti interconnessi, socialmediati e networkizzati e scansiti a dovere dagli algoritmi dei motori di ricerca. Morale: questo referendum sarà un caso memorabile per la storia della comunicazione politica, anche perché stiamo parlando tranquillamente di qualcosa che qualche decennio fa o semplicemente in un’altra area geografica avrebbe causato una guerra civile sanguinosa, mentre oggi è stato un ordinato esercizio democratico con altissima affluenza, caratterizzato da una lunga battaglia sul web e sui media durata mesi (se non anni).

A colpi di post, commenti, tweet, infografiche e meme,  nonostante la sconfitta finale alle Urne, sui social era il fronte del SI ad aver vinto ben prima del voto. Per esempio il promotore dell’Indipendenza ed attuale Primo Ministro Scozzese, Alexander Salmond aveva raggiunto alla vigilia del voto 100.000 follower su Twitter, contro i miseri 22.000 del parlamentare e sostenitore principale della causa Unionista Alistair Darling.Alex Salmond  AlexSalmond    Twitter

E  Salmond ci aveva creduto veramente: qualche ora prima del voto aveva postato una mappa realizzata con TrendsMap che mostrava il trend su Twitter e che in Scozia sembrava pendere decisamente e nettamente per il si http://trendsmap.com/v2/Lf62/w.

scotland country Qualche gufo direbbe che siamo davanti alla prova del fatto che i social network siano poco o niente influenti in campagna elettorale e che questa batosta scozzese, come quella di Grillo alle Europee, dimostra che alla fine non serve poi così tanto “fare come Obama” e puntare tanto sui social media (Obama aveva 25 MILIONI di followers su Twitter alla vigilia del voto del 2012, circa venti volte di più che Romney).  Possibile che i social network ancora non siano assolutamente affidabili per analizzare ed influenzare intenzioni di voto? O forse c’era un esercito di troll sguinzagliati dagli unionisti a fare aumentare il trend dei YES per fare abbassare la guardia agli indipententisti? Stiamo parlando di una questione importantissima, quasi teologica, nel mondo della comunicazione: basti pensare che lo studio della comunicazione e dei media nacque proprio per fini politici. Ovviamente non risolveremo la questione del legame tra social e voto in uno e nemmeno in dieci articoli, ma cerchiamo di pensare al caso specifico del voto in Scozia.

Da un lato, per spiegare la differenza tra social media e realtà  c’è da tenere conto di tutte quelle persone che non sono connesse ad Internet, che magari sono quelle che assorbono più passivamente le notizie dalla TV e dai giornali e che quindi sono stati più facilmente influenzate dalla propaganda del NO. In effetti, se gli indipentisti lavoravano molto dal punto di vista delle emozioni identitarie e del malcontento, la propaganda unitarista terrorizzava l’opinione pubblica con “cosa sarebbe successo dopo“, un poco come quando in Italia si cerca di parlare dell’Euro che così com’é non funziona e qualcuno risponde subito  “e ma sai finiremo come in Africa senza euro…” .  C’è anche da dire  che (TrendMap a parte che mostra i trend locali)  il numero impressionate di followers su Twitter e di rumore sul web legato al SI è dovuto al fatto che la causa indipendentista ha attirato tantissime persone da altre zone del mondo che appoggiano l’indipendentismo e l’identitarismo ma  che ovviamente non hanno diritto di voto in Scozia.Tuttavia siamo sempre nel campo del “forse” e non bastano i forse a spiegare una sconfitta elettorale ed una differenza così enorme tra quanto si pronosticava attraverso le reti sociali e quanto è accaduto nella realtà.

scotland

Nel frattempo consolarci della delusione (che sia per il NO o che sia per il discorso dei social ballerini quanto gli exit poll) guardiamo verso gli USA e godiamoci il video della Fox  in cui il personaggio dei Simpson, Willie il bidello, di origine scozzese (anche se doppiato in sardo in Italia), parla del referendum dal suo personale punto di vista…

https://www.youtube.com/watch?v=W6vDzf-wSbk

 

fall-is-coming

Marketing per ogni stagione

Coca Cola ed il Natale: è l'esempio lampante di come un marchio abbia usato un evento particolare e stagionale, riuscendo addirittura ad appropriarsene influenzando l'immaginario collettivo.
Coca Cola ed il Natale: è l’esempio lampante di come un marchio abbia usato un evento particolare e stagionale, riuscendo addirittura ad appropriarsene influenzando l’immaginario collettivo.

Non so se sono l’unico che quando guarda la tv, sopratutto le serie tv, si fa domande del tipo: ma se i protagonisti hanno appena detto che sta per nevicare perché vanno in giro a mezze maniche? oppure “ma perché Rai4 trasmette gli speciali di Natale del Doctor Who sempre d’estate?“Bene, se vi fate domande del genere significa che apprezzate una cosa molto importante: la stagionalità. Siete tra i primi che quando arriva metà agosto agognano le note malinconiche dell’Autunno e che dopo Ognissanti (o Halloween) siete già tutti presi ad adornare la casa con addobbi natalizi, pregustando serate davanti alla tv con il piumone e cioccolate calde. Non paghi però, all’arrivo di febbraio siete già stanchi e sognate prati fioriti in cui saltellare felici, ma già ad aprile siete in ansia per la prova costume. Ok forse sto per fare una stima esagerata ma la voglia di cambiamenti insiti nel nostro essere, adattato a migliaia di anni di cambi di stagioni, si rispecchia in questo tipo di comportamenti per almeno il 99% delle persone. Ognuno è più suscettibile a una o a determinate stagioni o eventi legati ad esse, ma più o meno  c’è un interruttore dentro ognuno di noi che ci fa reagire a certe cose.

Certamente, visto che la maggioranza di noi va in giro ignorando quale sia il tempo della semina e del raccolto ed ai livelli di pioggia necessari per la maturazione ottimale dell’uva e dell’ulivo e nel supermercato può comprare angurie a dicembre e melograni a marzo senza domandarsi di che periodo sono, possiamo dire che la nostra società industrializzata e tecnicizzata in qualche modo abbia cercato di cancellare gli effetti di quei cambi di stagione che i nostri avi veneravano con grandi festeggiamenti e con timore religioso.

Il potere delle stagioni

Ovviamente non c’è riuscita e le stagioni ed i loro cambi hanno ancora effetti psicologici potentissimi a tutti i livelli (e non solo per i meteoropatici).

per fare il capitan ovvio, ecco il trend delle richerche annuali della parola autunno su Google, a che priodo corrispondono secondo voi
per fare il Capitan Ovvio ecco il trend delle richerche annuali della parola autunno su Google con i mesi di picco.

Prendiamo un esempio: passeggiamo in un centro commerciale a metà settembre e ci sono due negozi di vestiti quasi dello stesso stile, uno in vetrina ha messo cartelloni con foglie colorate ed ingiallite, un ombrello ai piedi di un manichino, ed altri simboli autunnali sparsi qua e là, mentre l’altro ha solo cambiato i vestiti dei manichini. Quale vetrina vi attrae di più? Quale vi fa riflettere sul fatto che è il momento di procurarsi qualche capo adatto al cambio di stagione?

Il ragionamento vale non solo per i cambi di stagione “naturali” ma anche per gli eventi legati ad esse, non c’è solo autunno, ma il ritorno a scuola, Halloween, in alcune località si celebrano le feste dell’Uva e della Vendemmia o di San Martino, tornate in auge dopo decenni di dimenticatoio (e che se avete un attività locale non potete trascurare). C’è l’inverno ma prima c’è Natale, c’è la Primavera e c’è Pasqua…insomma avete capito no?

ecco un altro riprova di quanto dicevo all'inizio dell'articolo. Non passa Ferragosto che la gente inizia a parlare di aurunno (analisi degli Hashtag su Twitter fatta con Topsy)
ecco un altro riprova di quanto dicevo all’inizio dell’articolo. Non passa Ferragosto e la gente inizia a parlare di autunno (analisi degli Hashtag su Twitter fatta con Topsy)

Stare al passo con i “tempi”, accompagnando i nostri messaggi promozionali su qualsiasi canale (da una vetrina ad una pagina social, da un eCommerce ad una newsletter) inserendo richiami più o meno diretti alla stagione in corso significa guadagnare qualcosa agli occhi del potenziale cliente, un qualcosa che può fare la differenza in termini di conversioni. Significa farlo riflettere sul mondo che gira e che cambia ciclicamente e sul fatto che ogni cambiamento porta nuovi bisogni e desideri. Si rinnova il guardaroba, si decora la casa, si comprano regali, si ha voglia di frutti che (in teoria) non vediamo da circa un anno…

Una lezione che conosce bene chi lavora nel settore turistico, chi vende abbigliamento e le grandi catene di supermercati, ma che altri ignorano come si possa applicare quasi a qualsiasi cosa, una volta che (ovviamente) si sia stabilito il target di un determinato messaggio.

Dato che l’autunno ormai è arrivato con le sue pioggie,  che, come direbbero i fan di Game of Thrones “Winter is coming“, e dato che siamo in un periodo in cui in pochi mesi ci sono diversi “eventi” importanti, teniamo ben a mente questa lezione, e rinfreschiamo l’immagine del nostro brand con una buona dose di stagionalità.

secret-agent

La CIA su Twitter: come i social media rendono tutti più simpatici

twitter ciaSiamo abituati ad immaginarci istituzioni seriose ed austere, chiuse in se stesse ed aperte solo a comunicazione e toni ufficiali, e se pensassimo al più importante, avanzato e potente a livello internazionale organo di intelligence del mondo, quello sul quale sono state costruite migliaia di teorie di complotti e cospirazioni, sicuramente ci immagineremo un qualcosa che comunica con il pubblico il minimo indispensabile e solo per vie formalissime.

E così se prendiamo un “brand”, che se fosse una marca sul serio farebbe miliardi, come la CIA un nome che tutti conoscono per averlo sentito in decine di film, telefilm, libri ma anche siti internet, giornali e telegiornali, pensiamo che visto che il suo lavoro è fare cose “segrete” non avrebbe bisogno di social media. E invece no.

Forse la CIA avrà pensato bene di rinnovare la propria immagine non solo perché legata a troppi dubbi su eventi della storia moderna (rivoluzioni, attentati, colpi di stato, assasini) nei quali sicuramente c’è la sua lunga mano dietro, ma anche perché negli States è stata protagonista di scandali dei quali ci sono prove concrete: dal Data Gate all’adulterio dell’ex numero 1 della cia Petreus con la sua biografa Paula Broadwell. E si sa, negli USA possono perdonarti di aver usato il napalm, la bomba atomica, destabilizzato Paesi poveri per favorire qualche lobby ma l’adulterio, quello non lo tollerano proprio. Ecco la decisione di dare una svolta social e lo sbarco su Twitter: il suo primo Tweet probabilmente sarà uno di quei cinguettii che passerà alla storia

“Non possiamo confermare e nemmeno negare che questo sia il nostro primo Tweet”

CIA-Twitter

Geniale. La CIA si prende in giro usando in linguaggio da spy-story, la realtà si mischia con la fiction nel social media e l’Intelligence dello Zio Sam sfodera una potente dose di autoironia che fa furore su twitter: l’interazione è tanta, la notizia rimbalza sui media di tutto il mondo. La CIA è ufficalmente social.

Un  mese dopo l’account annunciò di rispondere alle 5 domande migliori che avessero ricevuto con l’hashtag #twitterversary. Non si sa se fossero vere o false ma alcune trovate erano divertenti come “No, non sappiamo dove si trovi Tupac” oppure “No, non abbiamo tutt le vostre password quindi se le perdete non ci scrivete”.

Nei giorni “normali” l’account twitta curiosità sul mondo, chicche su tutto quello che riguarda l’Intelligence come foto dal museo della Cia o un video su come da tecnologie sviluppate dalle spie americane siano nati oggetti che hanno cambiato le nostre vite, dai droni alle batterie dei pacemaker.

Insomma la presenza social della CIA si sta rivelando un ottima arma per avvicinare i cittadini ad un ente che ufficialmente dovrebbe avere come unico interesse proteggerli ed a migliorare quella brutta immagine che lega nell’immaginazione collettiva gli agenti di Langley ad ogni brutta cosa che accade nel mondo.

Immaginatevi se l’account del Senato su Twitter, mentre si discute sulla riforma dovesse pubblicare cose: “Non possiamo negare ne confermare che questo sia il nostro ULTIMO tweet”. O se la Presidenza della Repubblica inviti qualche personaggio importaante per fare un selfie al Quirinale. O ancora se l’Agenzia dell’Entrate tra una informazione ufficiale e l’altra non scriva una barzelletta sulla Guardia di Finanza in 140 caratteri!

Non so voi ma io le tasse le pagherei più contento…

Negli States hanno capito che i social media rendono tutti più simpatici: che siate un politico, un’azienda, un broker, un avvocato, un’estetista se ci sapete fare con i social siete dieci passi avanti. I retweet che ricevono i Tweet della CIA ne sono una prova.

P.S. O forse tutto fa parte di un ennesimo piano perverso, forse stanno solo facendo un gigantesto esperimento sociale e spiano le reazioni su Twitter per preparare l’instaurazione del Nuovo Ordine, cercando di sfruttare i social media per “narcotizzare” gli individui in modo da trovarsi pronti con una nuova arma mentre la TV (il vecchio narcotico) cade in declino.

Non spaventatevi, scherzavo…forse…

pakkiano

Non convenzionale non significa trash (e nemmeno…Pakkiano)

Sembra che alcuni pubblicitari ed aziende non siano sicuri di cosa significhi non oltrepassare il confine labile che separa la provocazione dalla caduta di stile, il non-convenzionale dal trash fine a se stesso. Ne sono stati vittima anche i serissimi Danesi con il loro spot per il voto alle Europee, quindi immaginatevi cosa possa accadere in Italia. Il concetto che una trovata spiritosa sia sempre una trovata geniale è duro a morire, e che il trash sia visivo che verbale è sempre da considerarsi un linguaggio di marketing non convenzionale è un luogo comune pericolosamente condiviso.

In una società bacchettona ed austera il trash si considera non-convenzionale in qualche modo, rompere le barriere delle convenzioni sociali usandolo con il marketing può avere un perché, ma in una società come quella Italiana degli anni 2000 che è tra le società più trash e tamarre della storia (non dite che sono esagerato: accendete la TV prima di parlare o fatevi un giro in un centro commerciale) il trash non solo non rompe nessuno schema, ma addirittura rischia di essere banale, ridondante e di passare inosservato in una società assuefatta a dosi massicce

Il caso-esempio di cui parlerò oggi è quello del brand di abbigliamento PAKKIANO della società Italiana “Ghiaia Tonon” .Qualcuno (spero vivamente non si tratti di un pubblicitario professionista) ha avuto la buona idea di realizzare uno spot per il brand in cui un gruppo di uomini medio-orientali grida in arabo contro una donna,  circondata e coperta completamente da un burqa. La donna, additata come “infedele”, sta per essere lapidata quando ad un certo punto tutti si fermano perché scoprono che veste “Pakkiano”. Così si vede una provocante biondina liberarsi del burqa ed alzarsi mostrando orgogliosa una maglietta che dice “Sono ancora vergine” con movenze da cubista accompagnata da una fastidiosa musichetta house.

suicide girl princess
un esempio creativo dell’uso delle Principesse Disney: la versione Rock/Suicide Girls è tra le mie preferite, ma dall’espressione nell’immagine sembra che anche loro siano stanche di essere ritratte in tutte le salse!

Lo spot è geniale quanto un grafico che si sente impegnato e decide di usare le Principesse Disney per sensibilizzare su qualcosa. Insomma, tutto questo per dire che in quanto ad originalità e simpatia il video di cui parliamo ricorda vagamente un cine-panettone pieno di stereotipi e comicità scontata. Visto il tema medio-orientale citerei Natale Sul Nilo.

La cosa peggiore è che il video sul canale di Youtube di Pakkiano è stato caricato con un titolo che ricorda i video di quelle notizie virali che girano molto su Facebook e che possono essere: falsi, cose tremendamente violente oppure trash. Il titolo dello spot infatti è “SALVATA DA MORTE CERTA  – INCREDIBILE – GUARDATE COME!” ed è sicuramente una calamita per tutte quelle persone che pensano che il sito corrieredelmattino.altervista.org sia un sito di notizie vere da condividere continuamente sui social con toni indignati.

Qualcuno oserebbe dire che PAKKIANO prende un poco in giro il mondo dei social affamato di notizie virali che si appassiona a pestaggi, lapidazioni e violenze o che ironizzi sui rapporti tesi tra Lega Nord (l’azienda è del Trevigiano) e immigrati. Eppure io tutto questo non ce lo vedo, ci vedo solo una ennesima applicazione del motto “bene o male, l’importante è che se ne parli” usato oggi per giustificare qualsiasi cosa e citato anche da partecipanti eruditi a Uomini e Donne che lo attribuiscono ogni volta a qualcuno di diverso (Vasco Rossi, Cicciolina, Belen…) e che non hanno mai sentito parlare di Oscar Wilde.

dai commenti al video non sembra che sia piaciuto... (i commenti sono "pixellati" da me per evitare questioni di Privacy)
dai commenti al video non sembra sia piaciuto…

Anche se il target di una maglietta di marca “Pakkiano” che dice “sono ancora vergine” sembra essere proprio quella gente lì, certe cadute di stile che tra l’altro possono generare polemiche e fomentare i conflitti etnici e religiosi, sono solo trash fine a se stesso. A questo punto usare qualche avanzo di reality come testimonial senza fare nessun video, girando alla larga da tentativi convenzionali di fare i non convenzionali era molto meglio

notice-how-the-men-are-not-looking-at-the-shoes-at-all

Quando il marketing mette gli occhi sui tuoi occhi

eye worldOk, forse il titolo dell’articolo non ha un gioco di parole così brillante come mi era sembrato all’inizio ma non dice niente che non sia la verità: ormai il marketing ha un nuovo e potentissimo strumento di analisi, l’eye tracking, cioè esattamente tracciare e studiare lo sguardo degli utenti/consumatori/visitatori/astanti eccetera e capire dove si posa.

A vederla così sembrebbe una innovazione terribile, talmente grande da far saltare in aria qualsiasi discorso sulla privacy e sconfinare lontano dal “permission marketing” di cui si era permeata la cultura della comunicazione online: diciamoci la verità, seguire lo sguardo di qualcuno per prevedere le sue reazioni sembra un poco una cosa da cattivelli e non tanto da permesso, eppure la nostra tecnologia può già farlo. Anche se al momento l’eye tracking si fa (almeno ufficialmente) su volontari ed in modo meno molesto dei sondaggi telefonici ormai sarebbe molto facile inserire sensori biometrici per l’eye tracking in smartphone, tablet, computer, schermi televisivi e potenzialmente (chissà se non l’abbiano già fatto da qualche parte) su cartelloni pubblicitari. Un sensore biometrico come quello inserito sugli ultimi top di gamma della Apple e Samsung o del nuovo smartphone targato Amazon che può adattarsi in base a dove guarda l’utente, potrebbe anche seguire i nostri occhi e dire a chi può accedere ai dati del tracciamento cosa guardiamo di più.

banner
banner non visti da nessuno (riquadri gialli)

Per esempio grazie all’eye-tracking si può capire una volta per tutte se i visitatori di un sito internet nel 2014 vedono o non  vedono i banner pubblicitari (la risposta è quasi sempre no), se in una pubblicità con una modella nuda ed un paio di scarpe sportive si vede più il prodotto o la modella (la risposta è: gli uomini guardano solo la modella, le donne anche le scarpe), l’effetto che ha quando in una immagine il soggetto suggerisce una direzione (ad esempio se una persona in una pubblicità guarda il prodotto questo sarà guardato anche dal pubblico, mentre se lo sguardo è dritto verso l’osservatore, il prodotto sarà quasi ignorato). Con le tecnologie eye-tracking si sviluppano delle “mappe di calore” che apparendo come mappe che misurano la temperatura indicano quale zone ricevono maggiori densità di sguardi da parte del pubblico campione e sono molto utili per affinare il design di siti, video ed immagini pubblicitarie.

notice-how-the-men-are-not-looking-at-the-shoes-at-all
gli uomini non guardano le scarpe, ma la cosa sconvolgente è che si concentrano sopratutto sul viso di una donna nuda esattamente come le donne. Non siamo così superficiali come ci dipingono eh?

Una tecnologia che al momento viene usata ovviamente dietro consenso ma che  potrebbe essere usata anche “subdolamente” dalle aziende che possono inserire sensori per altri scopi (come sicurezza) e trarre dati utili a nostra insaputa finché qualcuno non se ne accorga e qualche garante per la Privacy e multa milionaria non fermi. C’è da dire però che multe e garanti non possono nulla se il Governo USA ha deciso proprio che deve spiarci (vedi Datagate).

Insomma, fin dove arriverà il confine tra quello che vogliamo che si sappia di noi quando siamo online e quello che non vogliamo che si venga a sapere? Anche perché una società potrebbe far diventare “consenso implicito” al tracciamento dello sguardo l’uso di sistemi di sicurezza biometrici che implichino la scansione dell’iride o dei Google Glass, così come navigando online con il profilo di G+ o Gmail autenticati, Google sa che ricerche faccio e può ripropormi risultati personalizzati, eventualità che io accetto implicitamente solo accettando l’uso di cookie indispensabili per il corretto funzionamento di molti siti.

Un dibattito annoso che Eric Schmidt di Google ha liquidato sbrigativamente con la frase “Se non vuoi che qualcosa si sappia probabilmente non dovresti farlo, frase che sarebbe esagerato applicare agli sguardi. Insomma Schmidt potrebbe dirci con ragione”se non vuoi che la tua ragazza si arrabbia se guardi le ragazze per strada non guardarle se c’è lei in giro” ma se io non voglio far sapere ain che parte di un sito di notizie guardo, se i miei occhi cercano subito il gossip anche se sono un consulente finanziario dovrei censurare anche i miei stessi interessi?

L’eye tracking sicuramente ha tante cose da dirci: sfaterà molti miti del marketing e confermerà qualche teoria, avvicinandoci sempre di più alla risposta a domande come “cosa vogliono vedere i nostri clienti?”. E quel giorno forse il marketing diventerà meno affascinante, totalmente dipendente da una sola tecnologia che ci dirà cosa fare, ed il lavoro creativo sarà un altro: fare accettare, ad pubblico  del futuro ormai smaliziato, l’eye tracking in modi innovativi. Il marketing per il marketing. 

E noi non moriremo mai.

fifa-world-cup

Brasile 2014 il primo mondiale 100% social

Oggi iniziano ufficialmente i mondiali 2014, in Brasile con la partita Brasile-Croazia. Come tutti gli anni i cittadini di tutto il mondo tireranno fuori dall’armadio la maglia della propria nazionale, attaccheranno bandiere alle finestre delle proprie case e si riuniranno con gli amici davanti a tv e maxischermi per tifare la propria squadra.

Ma quest’anno c’è una novità importante in questo mondiale, che potrebbe rivoluzionare il modo di fare il tifo. Se solo sessant’anni fa infatti quello di Svizzera ’54 fu l’ultimo mondiale a essere ascoltato soprattutto in radio, prima della diffusione globale della televisione, quello di Brasile 2014 sarà sicuramente il primo mondiale in cui i social network la faranno da padroni.

doodle

Google ha ovviamente dedicato il doodle della giornata di oggi all’apertura della competizione mondiale e mette a disposizione su Google+ di aggiornare il proprio calendario con le proprie partite.
Basterà aggiungere al calendario questa Url  e Google inserirà gli orari delle partite aggiornati con il nostro fuso orario.

Twitter inoltre ha già introdotto una sezione interamente dedicata alla Fifa World Cup 2014, con una guida interamente dedicata per seguire la competizione. Inoltre il social network ha lanciato gli hashgflag, degli hashtag che hanno un po’ la funzione di una bandiera con cui fare il tifo (quello per l’italia è #ITA).
Twitter ha poi realizzato uno spazio dove far confluire tutti i tweet con l’hashtag #WorldCup e dove sarà possibile commentare ogni partita grazie all’hashtag dedicato al singolo match.
Inoltre la Fifa , sceglierà per ogni match l’uomo partita tenendo conto delle menzioni sul social network sotto l’hashtag #ManoftheMatch.

Su Twitter e Instagram sarà possibile poi avere uno spaccato della vita dei calciatori durante il loro mondiale, e nella classifica dei più followati su Twitter troviamo al primo posto Cristiano Ronaldo del Portogallo, seguito da Neymar del Brasile, al terzo posto invece c’è Wayne Rooney della nazionale inglese. Al quarto quinto e sesto posto si classificano invece rispettivamente Andrés Iniesta, Gerard Piqué e Xabi Alonso, tutti e tre appartenenti alla nazionale spagnola.
In Italia il più seguito sui social network è sicuramente Mario Balotelli.

1402411810_Schermata-2014-06-10-alle-16.28.46-600x335

Facebook ha invece dedicato un hub alla competizione mondiale grazie al quale i tifosi potranno rimanere aggiornati in tempo reale su partite ed informazioni del mondiale e condividerle con i propri amici. L’hub infatti conterràa tutte le notizie sul mondiale e permetterà di segnalare quale match si sta seguendo in modo da farlo sapere a tutti i nostri amici e mostrare i nostri commenti.

Inoltre sulla pagina  Facebook Ref troviamo l’arbitro ufficiale di Facebook che darà commenti e pareri tecnici durante le partite. Dietro l’arbitro si cela Raphael Eduardo Fernandes che si presenta così:  « Sono cresciuto esattamente a metà tra il nord e il sud di un piccolo villaggio. Proprio per questo ho vissuto una vita basata sulla neutralità. Tutto ciò che conta è essere imparziale. La mia lealtà si trova nel fischio. Anche se sono riconosciuto come un ‘ref’ per 35 anni, lo sono stato per tutta la mia vita»

Insomma sicuramente qualcosa cambierà nel modo di tifare durante il web 2.0, ma son sicura che in fondo in fondo si continuerà a cantare, suonare i clacson per le strade, gioire, urlare ed esultare come sempre è stato e probabilmente sempre sarà.

10300086_10152453854633578_2475204615527729454_n

#Compratelabari l’appello diventa virale

Se il Bari è una delle squadre più seguite della serie B e riesce a portare a partita ben 30 mila tifosi sugli spalti, non si può dire che la società goda di altrettanto successo. Lo scorso marzo infatti una sentenza ha dichiarato il fallimento dell’A.s Bari ponendo così fine alla presidenza della famiglia Matarrese che era legata al Bari da olte 30 anni.

Da questo momento la vicenda del Bari diventa sempre più rocambolesca: se infatti l’asta dello scorso 18 aprile si era conclusa con un nulla di fatto il 12 maggio le cose non sono andate meglio e l’asta è andata deserta.

I calciatori biancorossi hanno inziato a pubblicare su Facebook foto che li ritraevano con cartelli ironici come “grandi saldi” “sottocosto” “Help! comprateci”.

Le foto hanno subito fatto il giro del web ed in pochi attimi è nato l’hashtag #compratelabari che è da subito diventato virale.

L’articolo femminile non è un errore, ma è stato ripreso da un famosissimo video su youtube che immortala i festeggiamenti per la promozione in A del 1985. Nel video infatti si susseguono a dir poco colorite interviste ai tifosi del bari ed uno di questi chiosa il proprio intervento con la frase, diventata poi a distanza di decenni virale “VIVA LA BARI

Non solo i tifosi si uniscono all’appello ma anche molti Vip twittano e postano per chiedere in maniera ironica l’acquisto del Bari Calcio. Sulla rete sono poi iniziate a circolare anche ironici fake contenenti personaggi famosi internazionali anch’essi immortalati nella campagna per l’acquisto del Bari.

Non ci resta che sperare che nella prossima asta prevista per il 20 maggio LA Bari possa finalmente trovare un acquirente.

10370831_10152453872293578_763860895226557685_n
Il Capitano del Bari Marino Defendi

11957_636666673069010_3044874543741374339_nChecco Zalone

10363666_687983534571743_311335924217533065_nRocco Siffredi

10325413_803948039623684_8579334311598746413_nEmilio Solfrizzi

voteman_4897483

Voteman, lo spot elettorale danese diventato epic-fail

voteman_4897483Avevamo parlato recentemente della campagna di Marketing di Spies Travel, tour operator danese che per invogliare la gente a viaggiare ha incentrato una campagna molto spiritosa sul tema serio del crollo demografico danese, offrendo promozioni speciali per chi riuscisse a comprovare il legame tra: + viaggi= + sesso= +figli.

Oggi riparlerò di Danimarca. Non che mi sia improvvisamente innamorato della terra di Amleto in modo ossessivo, ma nel Paese Scandinavo pare che ultimamente gli esperti di Comunicazione e Marketing si siano scatenati: questa volta è addirittura il turno del Governo che cerca di invogliare i giovani ad andare a votare con un controverso spot, ma così tanto controverso che è stato rimosso. I Danesi infatti trovano vogliono migliorare l’affluenza alle urne europee, con l’obiettivo di superare il 60% delle europee del 2009, e quindi, sopratutto in clima di euroscetticismo diffuso, stanno cercando di coinvolgere i giovani. E per farlo hanno pensato bene di creare un cartone animato irriverente in stile Beavis and Butt-head o I Griffin.

Il video inizia con due indolenti hipster che ovviamente dimostrano di fregarsene ampiamente del voto,e che improvvisamente vengono decapitati. E chi è che li decapita? Si tratta di Voteman, un tamarro da competizione, muscoloso con baffi a “manico di valigia”, che ricorda vagamente Danny Trejo in Machete, anche se con una acconciatura molto più retrò, che ci viene subito presentato intento in un’orgia con avvenenti donnine. Il video racconta di come Voteman un tempo era un semplice tamarro (look uguale, ma niente muscoli e niente donne) che capì che se non votava alle europee non poteva avere voce in capitolo su tanti temi importanti e che da allora si è trasformato in un paladino dell’affluenza alle urne. Un paladino violento pronto a fare seriamente del male a chi non vota, con tanto di pestaggi e lanci di stelline della bandiera europea a mo’ di ninja.

In 24 ore dalla sua diffusione il cartone è già stato rimosso dai canali ufficiali del parlamento  e non sarà più usato come strumento di promozione. Il personaggio violento, i riferimenti sessuali espliciti pare abbiano suscitato un numero di critiche tali da far fare dietrofront. Insomma lo zarro Voteman ha offeso l’audience danese, che seppur molto aperta di vedute deve fare sempre i conti con una pesante”politically-correctness” tipica dei nordici. Se il video di Spies Travel ha avuto successo è perché ha tenuto la carica di provocazione nei limiti di un “pizzico” senza superare il politically correct,  Voteman ha superato ogni limite tra i due elementi.

Nonostante la rimozione dai canali ufficiali Voteman potrebbe rimanere in agguato su Youtube pronto a diventare un successo fuori dalla Danimarca. Un po’ come quei film un poco trash che dopo il flop al cinema diventano cult. Lo stile è quello “pulp” ed il trailer di Voteman ricorda molto il già citato Machete di Rodriguez.  Si tratta di un vero e proprio marketing politico estremo, che cercando di usare un linguaggio che parlasse ai giovani, con sesso e violenza, è finito nel ridicolo…